venerdì 11 aprile 2008

PAZIENZA...RISPETTO...REGOLE???

PAZIENZA: definizione: virtù di chi sopporta, anche a lungo, i mali, le avversità le noie con serenità, rassegnazione, comprensione, tolleranza.Riusciamo a trovarci nella definizione?. Stiamo vivendo in modo frenetico, siamo sempre in ritardo, corriamo per fare qualsiasi cosa; colazione al bar, il pranzo non esiste più inteso come una volta cioè come momento di ritrovo per confrontarsi, si consuma uno spuntino al volo da soli o se va bene con un collega, viviamo in un ambiente asettico, incuranti di tantissime cose che diamo per scontate e che scontate non sono. Siamo per la maggior parte del giorno soli, senza avere la capacità di pensare criticamente e razionalmente a quanto sta succedendo intorno a noi. Viviamo una vita da robot; senza sapere a volte neanche dove siamo e chi sono i nostri vicini di appartamento. Non abbiamo tempo per noi stessi, figuriamoci per gli altri. La sopportazione non sappiamo cosa sia, soprattutto se è quel sentimento che prevede il condividere con altri una esperienza dolorosa e triste. Non riusciamo a dimostrare serenità quando parliamo di noi stessi, figuriamoci della rassegnazione, della comprensione e della tolleranza nei confronti degli altri.Guardiamo intorno a noi. Guardiamo dentro di noi. Cosa vogliamo? Avere, apparire ed essere protagonisti sempre e dovunque. Improvvisarsi fenomeni, quando non lo si è, è un nuovo lavoro che sta prendendo sempre più piede. Giriamo per strada con due cellulari che usiamo sempre in qualsiasi posto, anche se è vietato, compriamo le automobili più belle anche se sono al di sopra delle nostre possibilità, alla minima difficoltà, al primo contrattempo ed incomprensione abbandoniamo il campo, ritrattiamo tutto e sfiduciamo tutti. Rappresentiamo il consumismo alla ennesima potenza. Quando si rompe qualche cosa, non conviene più aggiustarla, costa di più che ricomprarla nuova. Questa è la nuova metafora della nostra vita. Non si cerca di riallacciare qualcosa che si logora, soprattutto se ciò vuole dire mettere in discussione noi stessi. Noi vogliamo essere al di sopra di tutto e tutti, come dogma, non vale la pena doverlo spiegare, è così e basta. Nel lavoro, capita spesso, che pretendiamo ancora prima di dare. Cerchiamo i compromessi più sbrigativi per riuscire ad ottenere di più, sia come meriti sia come retribuzioni economiche. E allora? Le regole chi le rispetta? Chi le stabilisce? Chi controlla che vengano rispettate?.Le regole???…ah…sì…ricordo vagamente quando ero alle medie che in classe ci alzavamo tutti in piedi quando entrava il o la prof.ssa e ci rimettevamo seduti quando lui o lei ce lo permetteva: era dico era un segno di rispetto, cose ormai superate. Quando venivi interrogato, se mangiavi la “cicca” eri obbligato a sputarla, adesso la mastichi a bocca aperta anche quando parli normalmente con le persone che non conosci…rispetto…la capacità di dialogare con tranquillità anche con chi non la pensa come te senza cercare per forza di convincerlo a cambiare idea…rispetto…andare a vedere una partita di calcio facendo il tifo per la propria squadra e capire che in campo ce n’ è anche un’ altra con i tifosi al seguito senza bisogno di ammazzarsi di botte e non solo…rispetto...è la prima regola.:-)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Luca, sottoscrivo in toto il discorso relativo a rispetto e regole che non ci sono più. Relativamente invece al discorso di solitudine generalizzata di cui è vittima la società, possiamo incolpare solo noi stessi. Accade spesso che si considera tempo perso quello dedicato ad una persona, non importa quanto intenso possa essere il sentimento nutrito verso la persona stessa. Non si trovano neppure + 5 minuti per una telefonata. Si preferisce occupare il tempo in modo sterile, nascondendosi dietro alla scusa che ci sono cose alle quali assolutamente non ci si può sottarre, dimenticando che il tempo passa e che le gioie maggiori vengono dalle persone. Quando saremo costretti a fare il bilancio della nostra vita passata cosa vedremo? Che abbiamo impiegato il ns tempo prevalentemente con estranei, correndo come forsennati neanche dovessimo arrivare primi ad una gara con la consapevolezza, ormai tardiva, di non aver passato maggior tempo con le persone cui vogliamo bene o con le quali cmq stiamo bene. Dimmi: ne vale la pena?

Anonimo ha detto...

Eh sì Luca e Morena, avete proprio ragione.

PS x Morena: eccetto quando indossi la divisa con la croce uncinata

Anonimo ha detto...

sì Luca, anche questa volta hai colto nel giusto

Anonimo ha detto...

Luca hai pienamente ragione...NON CI SONO PIU' REGOLE!!ma a scuola si insegna ancora EDUCAZIONE CIVICA?se si...dovrebbe diventare la materia principale!!
La differenza tra l'Italia e gli altri paesi non sono tanto le leggi o le regole...e' che da noi manca completamente il SENSO CIVICO!!

Anonimo ha detto...

sì, rispetto e senso civico. se fossimo in grado di metterlo in pratica quotidianamente la nostra povera Italia avrebbe risolto la maggior parte dei suoi problemi...